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La Pistoia che vorrei

Tutti i/le candidati/e hanno ricevuto le stesse domande sui temi di inclusione, diritti, spazi sicuri e comunità.

Giovanni Capecchi è candidato Sindaco alle primarie del centrosinistra che si terranno domenica 12 aprile 2026.

Il documento lo sottoscrivo con convinzione. Lo sottoscrivo perché penso che il livello civile di una città si misuri anche da qui: dalla capacità di non voltarsi dall’altra parte, di riconoscere le discriminazioni, di scegliere il rispetto come principio concreto dell’azione pubblica. E lo sottoscrivo perché voglio una Pistoia più aperta, più giusta, più consapevole, in cui nessuno debba sentirsi di troppo.

Ecco tutte le risposte alle nostre domande.

RETE READY. COSA FAREBBE SE VINCESSE LE PROSSIME AMMINISTRATIVE?

Pistoia deve tornare a essere una città che non arretra sui diritti. Per questo l’adesione alla Rete READY sarebbe per me una scelta importante fin dall’inizio del mandato. Non per mettere una bandierina, ma per ridare al Comune strumenti, relazioni, esperienze condivise che servono a costruire politiche serie contro le discriminazioni. Una città cresce davvero quando sa riconoscere i bisogni delle persone e si mette nelle condizioni di dare risposte. Su questo Pistoia non deve restare indietro.

Sì, perché su questi temi non basta intervenire una volta ogni tanto o solo quando accade un episodio grave. Serve un luogo stabile di confronto e di lavoro. Penso a un tavolo permanente che coinvolga associazioni, scuole, Società della Salute, Asl, realtà sociali e istituzioni, per ascoltare, raccogliere segnalazioni, leggere i bisogni e costruire iniziative concrete. Le discriminazioni si combattono se una città sa fare rete e se il Comune si assume fino in fondo il compito di tenere insieme questa rete.

La salute deve essere davvero per tutti, e questo significa anche togliere di mezzo paura, imbarazzo, stigma. Con la Società della Salute credo si possa costruire un lavoro importante su prevenzione, informazione e accesso ai servizi. Penso a campagne su HIV, IST e salute sessuale con linguaggi corretti e non giudicanti, a sportelli di ascolto e orientamento, alla formazione degli operatori, a materiali informativi nei luoghi frequentati dai giovani. La prevenzione funziona se le persone sentono che i servizi pubblici sono dalla loro parte.

Il 17 maggio conta, ma da solo non basta. Il rispetto non si costruisce in una giornata sola, si costruisce nel tempo, nella vita quotidiana di una città. Vorrei che Pistoia promuovesse un percorso annuale fatto di iniziative culturali, educative e pubbliche: momenti di confronto durante il Pride Month, progetti nelle scuole contro il bullismo e le discriminazioni, occasioni di ascolto con le famiglie arcobaleno, collaborazioni con biblioteche, teatri, musei. La cultura, quando è viva, aiuta una comunità a essere più consapevole e anche più umana.

Sì. Lo concederei senza esitazioni. Perché il patrocinio, in questo caso, significa riconoscere il valore pubblico di una manifestazione che parla di diritti, di libertà, di dignità delle persone. Le istituzioni non devono essere neutrali di fronte alle discriminazioni. Devono essere giuste, e avere il coraggio di dirlo con chiarezza.

Sì, perché il primo volto del Comune sono le persone che ogni giorno lavorano negli uffici e nei servizi. E allora il modo in cui si accoglie un cittadino o una cittadina non è un dettaglio: è sostanza. Per questo penso a percorsi di formazione su linguaggio inclusivo, accoglienza, modulistica non discriminatoria e gestione dei casi di discriminazione. Non lo considero un elemento accessorio, ma parte della qualità dell’amministrazione pubblica.

Sì, sono favorevole. Penso che su questi temi l’Italia debba fare passi avanti con più coraggio e più civiltà. Un sindaco non può cambiare da solo le leggi nazionali, ma può scegliere da che parte stare, può sostenere pubblicamente queste battaglie e può contribuire a creare un clima culturale e istituzionale più giusto. Io credo che una famiglia si misuri dalla cura, dalla responsabilità, dalla capacità di esserci, non da uno schema imposto.

Qui il punto essenziale è uno: i bambini e le bambine vanno tutelati, sempre. Non possono essere trascinati dentro vuoti normativi o contrapposizioni ideologiche. Come sindaco farei tutto ciò che è possibile, nel quadro delle norme, per garantire la massima tutela ai minori e alle loro famiglie, e sosterrei con forza la necessità di una legislazione nazionale più chiara e più giusta. Quando si parla di bambini, la politica dovrebbe avere più responsabilità e meno propaganda.

Le persone trans e le famiglie arcobaleno vivono ancora troppo spesso situazioni di discriminazione, ostilità, solitudine. Una città giusta deve saperlo vedere e deve saper intervenire. Per questo servono sportelli di ascolto in collaborazione con le associazioni competenti, campagne pubbliche contro la transfobia e l’omolesbobitransfobia, percorsi formativi nelle scuole e nello sport, strumenti di monitoraggio che aiutino il Comune a capire dove agire meglio. Le istituzioni devono dare un messaggio semplice: nessuno deve sentirsi solo.

La sicurezza, per un ragazzo o una ragazza, non è solo l’assenza di un pericolo. È anche sapere di vivere in una città che ti riconosce, che non ti umilia, che non ti lascia ai margini. Per questo servono spazi di aggregazione aperti e inclusivi, percorsi educativi nelle scuole e nei luoghi dello sport, campagne contro l’hate speech e il bullismo, un osservatorio sulle discriminazioni, una presenza istituzionale nitida. Una città che sa proteggere le persone più esposte è una città che diventa più civile e più sicura per tutti.

Fabrizio Mancinelli, professore, è candidato a Sindaco per la lista Pistoia Rossa.

Ecco tutte le risposte alle nostre domande.

RETE READY. COSA FAREBBE SE VINCESSE LE PROSSIME AMMINISTRATIVE?

Pistoia deve rientrare nella rete Re.a.dy.
Uscirne è stato un errore politico preciso: ha significato scegliere di arretrare sui diritti. Noi vogliamo fare l’opposto: tornare dentro quella rete e usarla davvero, non solo come testimonianza ma come strumento concreto per costruire politiche insieme ad altri comuni.

Non basta convocare un tavolo: bisogna riconoscere un ruolo politico alle associazioni. Per noi il tavolo deve essere permanente, pubblico e
capace di incidere. Le decisioni non si prendono nei palazzi e poi si comunicano: si costruiscono insieme a chi vive quei problemi ogni giorno.

Qui serve dire una cosa chiara: la sanità pubblica spesso non è all’altezza. Il Comune non ha tutte le competenze, ma ha una responsabilità politica: fare pressione, coordinarsi con la Società della Salute, portare alla luce criticità. Sui percorsi di transizione e sulla salute sessuale non servono slogan, ma accesso reale ai servizi, informazione diffusa e soprattutto rispetto delle persone.

Il punto non è moltiplicare le ricorrenze, ma costruire una presenza continua di questi temi nella vita della città. Il 17 maggio deve essere un momento pubblico forte, ma non isolato. Pensiamo a un calendario diffuso durante l’anno che coinvolga scuole, biblioteche, spazi culturali, associazioni e realtà del territorio in cui ci siano momenti di confronto, non solo celebrazioni. Ci sono date importanti — come il Pride Month o la giornata della memoria trans — ma ciò che conta davvero è che il Comune contribuisca a rendere visibili le persone e le loro storie, contrastando l’idea che questi temi siano “di nicchia”. Una città inclusiva non si accende un giorno all’anno: si costruisce tutti i giorni.

Il Comune deve esserci. Con il gonfalone, con una rappresentanza istituzionale, senza ambiguità. Perché stare fuori significa mandare un messaggio preciso e noi vogliamo mandarne un altro: Pistoia non è una città ostile.

Il linguaggio non è un dettaglio: è sostanza. Un Comune che parla in modo inclusivo è un Comune che riconosce le persone. Per questo lavoreremo su modulistica e comunicazione, assicurando una adeguata formazione del personale. Non per “moda”, ma per rispetto.

Su questo voglio essere netto: siamo assolutamente e convintamente favorevoli. Il matrimonio egualitario e il pieno riconoscimento delle famiglie omogenitoriali sono una questione di uguaglianza, non di opinione. Oggi in Italia esiste una disparità evidente che crea insicurezza giuridica e, soprattutto, colpisce le bambine e i bambini. Un Comune non può cambiare da solo la legge nazionale, ma può intervenire in molti modi: prendere una posizione pubblica, sostenere ogni iniziativa che va in quella direzione e agire in modo coerente nei propri atti amministrativi. Per noi non esistono famiglie di serie A e di serie B.

Purtroppo bisogna essere onesti e ricordare che la normativa nazionale non ci aiuta. Ma questo non può essere una scusa per non fare nulla. I
Comuni possono e devono assumersi responsabilità politiche anche quando il quadro normativo è arretrato. Noi siamo favorevoli a strumenti che riconoscano tutte le famiglie, perché i diritti non possono dipendere dalla forma giuridica che lo Stato decide di riconoscere o meno.

Se sono le più discriminate, allora devono essere al centro delle politiche, non ai margini. Qui serve un cambio di approccio: non parlare “di” queste persone, ma costruire politiche “con” loro attraverso momenti strutturati di ascolto reale, collaborazione stabile con associazioni e realtà competenti e servizi comunali capaci di accogliere senza creare ulteriori ostacoli. Per le persone T, in particolare, è fondamentale evitare che ogni passaggio — sanitario, burocratico, sociale — diventi un percorso a ostacoli. Per le famiglie arcobaleno, il punto è semplice: riconoscimento, rispetto, normalità. Il Comune deve essere un luogo che semplifica la vita, non che la complica.

La sicurezza non si costruisce con la paura, ma con relazioni, spazi e diritti. Una città è sicura quando le persone possono essere sé stesse senza sentirsi giudicate o minacciate. Per questo il lavoro da fare è profondo, a partire da scuola e formazione, per contrastare bullismo e discriminazioni. Anche gli spazi pubblici devono essere vivi e accessibili, luoghi dove incontrarsi senza esclusioni. Le istituzioni devono essere presenti, non restare in silenzio davanti all’odio e ascoltare le nuove generazioni, che troppo spesso non vengono coinvolte. Questo vale per le persone LGBTQIA+ ma non solo: riguarda il modello di città. Noi vogliamo una Pistoia che non chieda alle persone di “adattarsi”, ma che sia capace di accogliere le differenze come una ricchezza.

Candidata Sindaca del centrodestra.

Ecco tutte le risposte alle nostre domande.

RETE READY. COSA FAREBBE SE VINCESSE LE PROSSIME AMMINISTRATIVE?

Se le cittadine e i cittadini ci confermassero la loro, fiducia riallacceremo i rapporti con la rete Ready.

Oltre ad istituire un tavolo, sicuramente un momento di confronto con altri soggetti istituzionali del terzo settore, credo sarebbe di fondamentale importanza istituire uno sportello anti discriminazione, presso il quale fornire informazioni, orientamento e supporto.

La coprogettazione del Comune di Pistoia rivolta ai giovani e agli adolescenti collabora già con l’azienda USL ospitando percorsi di educazione alla sessualità, organizzati dall’azienda con le scuole. Proseguendo in questo solco, vorremmo potenziare la collaborazione promuovendo ogni iniziative utile in tutti i centri di aggregazione giovanile e nei percorsi destinati a giovani e giovani adulti.

Credo che il contrasto a ogni forma di discriminazione non debba limitarsi a una sola ricorrenza simbolica. Il 17 maggio è una data importante, ma un’amministrazione comunale deve lavorare tutto l’anno per promuovere rispetto, inclusione e sicurezza per tutte e tutti. Possiamo pensare di costruire un calendario sul tema, considerando come giugno resti il mese del Pride, festeggiato lo scorso anno anche a Pistoia con il Toscana Pride Party.

Sì assolutamente, confermando quanto fatto dall’amministrazione Tomasi per il Toscana Pride Party, la festa organizzata nel Parco di Montuliveto del 21 giugno 2025.

Sì, credo che una formazione adeguata del personale comunale possa essere utile, soprattutto nei servizi a contatto con il pubblico. Parlare di accoglienza e linguaggio inclusivo significa prima di tutto garantire rispetto, attenzione e pari dignità a ogni cittadina e cittadino. Se costruiti in collaborazione con esperti, associazioni e operatori del settore, questi momenti formativi possono contribuire a rendere il Comune un luogo più accessibile, rispettoso ed efficiente per tutti.

Credo che una famiglia si fondi prima di tutto sull’amore, sulla responsabilità e sulla capacità di prendersi cura degli altri. Per questo guardo con rispetto alle coppie omogenitoriali e ritengo importante garantire pari dignità e tutele, sempre mettendo al centro il benessere dei bambini e delle bambine. Il Centro Affidi della Società della Salute Pistoiese forma già coppie senza alcune discriminazione e sono stati realizzati affidamenti anche a coppie omogenitoriali. C’è pertanto totale disponibilità a sostenere percorsi in tal senso.

Sì, sarei favorevole al riconoscimento dei bambini e delle bambine nati da coppie di papà, perché credo sia importante garantire tutela, stabilità e pari dignità alle famiglie e soprattutto ai minori. Ad oggi, però, in Italia non esiste ancora una legge che preveda automaticamente questo
riconoscimento alla nascita, ed è quindi un tema che richiede prima di tutto un intervento a livello nazionale.

Credo che la tutela delle persone transgender e delle famiglie arcobaleno debba partire da un impegno concreto contro ogni forma di discriminazione. Per questo l’adesione alla Rete READY dovrà tradursi in azioni reali, capaci di promuovere inclusione, rispetto e pari dignità, partendo dall’ascolto e il confronto costante con le associazioni e le realtà del territorio per comprendere bisogni e criticità e costruire risposte efficaci. Accanto a questo, ritengo importanti campagne di sensibilizzazione, momenti informativi e percorsi di formazione che aiutino a creare una comunità più consapevole, accogliente e rispettosa verso tutti. Del resto, l’articolo 3 della Costituzione afferma che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche e di condizioni personali e sociali”: un principio che deve guidare concretamente anche l’azione delle amministrazioni locali.

Credo che una città sia davvero sicura e accogliente quando ogni persona può vivere liberamente, senza paura di essere giudicata o discriminata. Per le nuove generazioni LGBTQIA+, ma più in generale per tutti i giovani, servono luoghi di ascolto, aggregazione e confronto, insieme a una forte collaborazione tra scuole, associazioni, servizi sociali e realtà del territorio. L’obiettivo deve essere quello di costruire una comunità più consapevole e rispettosa, contrastando bullismo, isolamento e discriminazioni attraverso educazione, cultura e partecipazione, ed in quest’ottica si inserirebbe lo sportello anti discriminazione. Pistoia deve essere una città capace di far sentire ogni ragazza e ogni ragazzo accolto, tutelato e libero di essere sé stesso.

Candidat* consiglieri che sostengono la campagna