La Pistoia che vorrei
Tutti i/le candidati/e hanno ricevuto le stesse domande sui temi di inclusione, diritti, spazi sicuri e comunità.
Giovanni Capecchi è candidato Sindaco alle primarie del centrosinistra che si terranno domenica 12 aprile 2026.
Il documento lo sottoscrivo con convinzione. Lo sottoscrivo perché penso che il livello civile di una città si misuri anche da qui: dalla capacità di non voltarsi dall’altra parte, di riconoscere le discriminazioni, di scegliere il rispetto come principio concreto dell’azione pubblica. E lo sottoscrivo perché voglio una Pistoia più aperta, più giusta, più consapevole, in cui nessuno debba sentirsi di troppo.
Ecco tutte le risposte alle nostre domande.
RETE READY. COSA FAREBBE SE VINCESSE LE PROSSIME AMMINISTRATIVE?
Pistoia deve tornare a essere una città che non arretra sui diritti. Per questo l’adesione alla Rete READY sarebbe per me una scelta importante fin dall’inizio del mandato. Non per mettere una bandierina, ma per ridare al Comune strumenti, relazioni, esperienze condivise che servono a costruire politiche serie contro le discriminazioni. Una città cresce davvero quando sa riconoscere i bisogni delle persone e si mette nelle condizioni di dare risposte. Su questo Pistoia non deve restare indietro.
HA INTENZIONE DI ISTITUIRE UN TAVOLO ANTIDISCRIMINAZIONE?
Sì, perché su questi temi non basta intervenire una volta ogni tanto o solo quando accade un episodio grave. Serve un luogo stabile di confronto e di lavoro. Penso a un tavolo permanente che coinvolga associazioni, scuole, Società della Salute, Asl, realtà sociali e istituzioni, per ascoltare, raccogliere segnalazioni, leggere i bisogni e costruire iniziative concrete. Le discriminazioni si combattono se una città sa fare rete e se il Comune si assume fino in fondo il compito di tenere insieme questa rete.
PER QUANTO RIGUARDA I DIRITTI DELLA COMUNITÀ LGBTQIA+, LA PREVENZIONE SULLA SALUTE E LE INFORMAZIONI UTILI SU QUESTE TEMATICHE, COME PENSA DI AGIRE? SI RELAZIONERÀ ANCHE CON LA SOCIETÀ DELLA SALUTE?
La salute deve essere davvero per tutti, e questo significa anche togliere di mezzo paura, imbarazzo, stigma. Con la Società della Salute credo si possa costruire un lavoro importante su prevenzione, informazione e accesso ai servizi. Penso a campagne su HIV, IST e salute sessuale con linguaggi corretti e non giudicanti, a sportelli di ascolto e orientamento, alla formazione degli operatori, a materiali informativi nei luoghi frequentati dai giovani. La prevenzione funziona se le persone sentono che i servizi pubblici sono dalla loro parte.
OLTRE ALLA CELEBRAZIONE DELLA GIORNATA CONTRO L'OMOLESBOBITRANSFOBIA DEL 17 MAGGIO, QUALI INIZIATIVE E QUALI DATE CONNESSE ALLA COMUNITÀ LGBTQIA+ VORREBBE REALIZZARE SUL TERRITORIO?
Il 17 maggio conta, ma da solo non basta. Il rispetto non si costruisce in una giornata sola, si costruisce nel tempo, nella vita quotidiana di una città. Vorrei che Pistoia promuovesse un percorso annuale fatto di iniziative culturali, educative e pubbliche: momenti di confronto durante il Pride Month, progetti nelle scuole contro il bullismo e le discriminazioni, occasioni di ascolto con le famiglie arcobaleno, collaborazioni con biblioteche, teatri, musei. La cultura, quando è viva, aiuta una comunità a essere più consapevole e anche più umana.
CONCEDEREBBE IL PATROCINIO AL TOSCANA PRIDE?
Sì. Lo concederei senza esitazioni. Perché il patrocinio, in questo caso, significa riconoscere il valore pubblico di una manifestazione che parla di diritti, di libertà, di dignità delle persone. Le istituzioni non devono essere neutrali di fronte alle discriminazioni. Devono essere giuste, e avere il coraggio di dirlo con chiarezza.
SAREBBE D'ACCORDO NEL REALIZZARE CORSI DI FORMAZIONE PER IL PERSONALE DEL COMUNE SU ACCOGLIENZA E LINGUAGGIO INCLUSIVO?
Sì, perché il primo volto del Comune sono le persone che ogni giorno lavorano negli uffici e nei servizi. E allora il modo in cui si accoglie un cittadino o una cittadina non è un dettaglio: è sostanza. Per questo penso a percorsi di formazione su linguaggio inclusivo, accoglienza, modulistica non discriminatoria e gestione dei casi di discriminazione. Non lo considero un elemento accessorio, ma parte della qualità dell’amministrazione pubblica.
COSA PENSA A RIGUARDO DEL MATRIMONIO EGUALITARIO E DELL'ADOZIONE DELLE COPPIE OMOGENITORIALI?
Sì, sono favorevole. Penso che su questi temi l’Italia debba fare passi avanti con più coraggio e più civiltà. Un sindaco non può cambiare da solo le leggi nazionali, ma può scegliere da che parte stare, può sostenere pubblicamente queste battaglie e può contribuire a creare un clima culturale e istituzionale più giusto. Io credo che una famiglia si misuri dalla cura, dalla responsabilità, dalla capacità di esserci, non da uno schema imposto.
SAREBBE DISPONIBILE AL RICONOSCIMENTO ALLA NASCITA DEI BAMBINI E BAMBINE NAT* DA COPPIE DI PAPÀ?
Qui il punto essenziale è uno: i bambini e le bambine vanno tutelati, sempre. Non possono essere trascinati dentro vuoti normativi o contrapposizioni ideologiche. Come sindaco farei tutto ciò che è possibile, nel quadro delle norme, per garantire la massima tutela ai minori e alle loro famiglie, e sosterrei con forza la necessità di una legislazione nazionale più chiara e più giusta. Quando si parla di bambini, la politica dovrebbe avere più responsabilità e meno propaganda.
LE PERSONE T INSIEME ALLE FAMIGLIE ARCOBALENO SONO LA PARTE DELLA COMUNITÀ PIÙ DISCRIMINATA. COSA INTENDEREBBE FARE PER TUTELARLE? CAMPAGNE DI ASCOLTO, INFORMAZIONI E ALTRO?
Le persone trans e le famiglie arcobaleno vivono ancora troppo spesso situazioni di discriminazione, ostilità, solitudine. Una città giusta deve saperlo vedere e deve saper intervenire. Per questo servono sportelli di ascolto in collaborazione con le associazioni competenti, campagne pubbliche contro la transfobia e l’omolesbobitransfobia, percorsi formativi nelle scuole e nello sport, strumenti di monitoraggio che aiutino il Comune a capire dove agire meglio. Le istituzioni devono dare un messaggio semplice: nessuno deve sentirsi solo.
QUALE PROPOSTA VORREBBE FARE PER FAR SI CHE LA CITTÀ DI PISTOIA SIA PIÙ SICURA E ACCOGLIENTE PER LE NUOVE GENERAZIONI LGTBQIA+ E NON SOLO?
La sicurezza, per un ragazzo o una ragazza, non è solo l’assenza di un pericolo. È anche sapere di vivere in una città che ti riconosce, che non ti umilia, che non ti lascia ai margini. Per questo servono spazi di aggregazione aperti e inclusivi, percorsi educativi nelle scuole e nei luoghi dello sport, campagne contro l’hate speech e il bullismo, un osservatorio sulle discriminazioni, una presenza istituzionale nitida. Una città che sa proteggere le persone più esposte è una città che diventa più civile e più sicura per tutti.
RETE READY. COSA FAREBBE SE VINCESSE LE PROSSIME AMMINISTRATIVE?
Pistoia deve rientrare nella rete Re.a.dy.
Uscirne è stato un errore politico preciso: ha significato scegliere di arretrare sui diritti. Noi vogliamo fare l’opposto: tornare dentro quella rete e usarla davvero, non solo come testimonianza ma come strumento concreto per costruire politiche insieme ad altri comuni.
HA INTENZIONE DI ISTITUIRE UN TAVOLO ANTIDISCRIMINAZIONE?
Non basta convocare un tavolo: bisogna riconoscere un ruolo politico alle associazioni. Per noi il tavolo deve essere permanente, pubblico e
capace di incidere. Le decisioni non si prendono nei palazzi e poi si comunicano: si costruiscono insieme a chi vive quei problemi ogni giorno.
PER QUANTO RIGUARDA I DIRITTI DELLA COMUNITÀ LGBTQIA+, LA PREVENZIONE SULLA SALUTE E LE INFORMAZIONI UTILI SU QUESTE TEMATICHE, COME PENSA DI AGIRE? SI RELAZIONERÀ ANCHE CON LA SOCIETÀ DELLA SALUTE?
Qui serve dire una cosa chiara: la sanità pubblica spesso non è all’altezza. Il Comune non ha tutte le competenze, ma ha una responsabilità politica: fare pressione, coordinarsi con la Società della Salute, portare alla luce criticità. Sui percorsi di transizione e sulla salute sessuale non servono slogan, ma accesso reale ai servizi, informazione diffusa e soprattutto rispetto delle persone.
OLTRE ALLA CELEBRAZIONE DELLA GIORNATA CONTRO L'OMOLESBOBITRANSFOBIA DEL 17 MAGGIO, QUALI INIZIATIVE E QUALI DATE CONNESSE ALLA COMUNITÀ LGBTQIA+ VORREBBE REALIZZARE SUL TERRITORIO?
Il punto non è moltiplicare le ricorrenze, ma costruire una presenza continua di questi temi nella vita della città. Il 17 maggio deve essere un momento pubblico forte, ma non isolato. Pensiamo a un calendario diffuso durante l’anno che coinvolga scuole, biblioteche, spazi culturali, associazioni e realtà del territorio in cui ci siano momenti di confronto, non solo celebrazioni. Ci sono date importanti — come il Pride Month o la giornata della memoria trans — ma ciò che conta davvero è che il Comune contribuisca a rendere visibili le persone e le loro storie, contrastando l’idea che questi temi siano “di nicchia”. Una città inclusiva non si accende un giorno all’anno: si costruisce tutti i giorni.
CONCEDEREBBE IL PATROCINIO AL TOSCANA PRIDE?
Il Comune deve esserci. Con il gonfalone, con una rappresentanza istituzionale, senza ambiguità. Perché stare fuori significa mandare un messaggio preciso e noi vogliamo mandarne un altro: Pistoia non è una città ostile.
SAREBBE D'ACCORDO NEL REALIZZARE CORSI DI FORMAZIONE PER IL PERSONALE DEL COMUNE SU ACCOGLIENZA E LINGUAGGIO INCLUSIVO?
Il linguaggio non è un dettaglio: è sostanza. Un Comune che parla in modo inclusivo è un Comune che riconosce le persone. Per questo lavoreremo su modulistica e comunicazione, assicurando una adeguata formazione del personale. Non per “moda”, ma per rispetto.
COSA PENSA A RIGUARDO DEL MATRIMONIO EGUALITARIO E DELL'ADOZIONE DELLE COPPIE OMOGENITORIALI?
Su questo voglio essere netto: siamo assolutamente e convintamente favorevoli. Il matrimonio egualitario e il pieno riconoscimento delle famiglie omogenitoriali sono una questione di uguaglianza, non di opinione. Oggi in Italia esiste una disparità evidente che crea insicurezza giuridica e, soprattutto, colpisce le bambine e i bambini. Un Comune non può cambiare da solo la legge nazionale, ma può intervenire in molti modi: prendere una posizione pubblica, sostenere ogni iniziativa che va in quella direzione e agire in modo coerente nei propri atti amministrativi. Per noi non esistono famiglie di serie A e di serie B.
SAREBBE DISPONIBILE AL RICONOSCIMENTO ALLA NASCITA DEI BAMBINI E BAMBINE NAT* DA COPPIE DI PAPÀ?
Purtroppo bisogna essere onesti e ricordare che la normativa nazionale non ci aiuta. Ma questo non può essere una scusa per non fare nulla. I
Comuni possono e devono assumersi responsabilità politiche anche quando il quadro normativo è arretrato. Noi siamo favorevoli a strumenti che riconoscano tutte le famiglie, perché i diritti non possono dipendere dalla forma giuridica che lo Stato decide di riconoscere o meno.
LE PERSONE T INSIEME ALLE FAMIGLIE ARCOBALENO SONO LA PARTE DELLA COMUNITÀ PIÙ DISCRIMINATA. COSA INTENDEREBBE FARE PER TUTELARLE? CAMPAGNE DI ASCOLTO, INFORMAZIONI E ALTRO?
Se sono le più discriminate, allora devono essere al centro delle politiche, non ai margini. Qui serve un cambio di approccio: non parlare “di” queste persone, ma costruire politiche “con” loro attraverso momenti strutturati di ascolto reale, collaborazione stabile con associazioni e realtà competenti e servizi comunali capaci di accogliere senza creare ulteriori ostacoli. Per le persone T, in particolare, è fondamentale evitare che ogni passaggio — sanitario, burocratico, sociale — diventi un percorso a ostacoli. Per le famiglie arcobaleno, il punto è semplice: riconoscimento, rispetto, normalità. Il Comune deve essere un luogo che semplifica la vita, non che la complica.
QUALE PROPOSTA VORREBBE FARE PER FAR SI CHE LA CITTÀ DI PISTOIA SIA PIÙ SICURA E ACCOGLIENTE PER LE NUOVE GENERAZIONI LGTBQIA+ E NON SOLO?
La sicurezza non si costruisce con la paura, ma con relazioni, spazi e diritti. Una città è sicura quando le persone possono essere sé stesse senza sentirsi giudicate o minacciate. Per questo il lavoro da fare è profondo, a partire da scuola e formazione, per contrastare bullismo e discriminazioni. Anche gli spazi pubblici devono essere vivi e accessibili, luoghi dove incontrarsi senza esclusioni. Le istituzioni devono essere presenti, non restare in silenzio davanti all’odio e ascoltare le nuove generazioni, che troppo spesso non vengono coinvolte. Questo vale per le persone LGBTQIA+ ma non solo: riguarda il modello di città. Noi vogliamo una Pistoia che non chieda alle persone di “adattarsi”, ma che sia capace di accogliere le differenze come una ricchezza.
RETE READY. COSA FAREBBE SE VINCESSE LE PROSSIME AMMINISTRATIVE?
Se le cittadine e i cittadini ci confermassero la loro, fiducia riallacceremo i rapporti con la rete Ready.
HA INTENZIONE DI ISTITUIRE UN TAVOLO ANTIDISCRIMINAZIONE?
Oltre ad istituire un tavolo, sicuramente un momento di confronto con altri soggetti istituzionali del terzo settore, credo sarebbe di fondamentale importanza istituire uno sportello anti discriminazione, presso il quale fornire informazioni, orientamento e supporto.
PER QUANTO RIGUARDA I DIRITTI DELLA COMUNITÀ LGBTQIA+, LA PREVENZIONE SULLA SALUTE E LE INFORMAZIONI UTILI SU QUESTE TEMATICHE, COME PENSA DI AGIRE? SI RELAZIONERÀ ANCHE CON LA SOCIETÀ DELLA SALUTE?
La coprogettazione del Comune di Pistoia rivolta ai giovani e agli adolescenti collabora già con l’azienda USL ospitando percorsi di educazione alla sessualità, organizzati dall’azienda con le scuole. Proseguendo in questo solco, vorremmo potenziare la collaborazione promuovendo ogni iniziative utile in tutti i centri di aggregazione giovanile e nei percorsi destinati a giovani e giovani adulti.
OLTRE ALLA CELEBRAZIONE DELLA GIORNATA CONTRO L'OMOLESBOBITRANSFOBIA DEL 17 MAGGIO, QUALI INIZIATIVE E QUALI DATE CONNESSE ALLA COMUNITÀ LGBTQIA+ VORREBBE REALIZZARE SUL TERRITORIO?
Credo che il contrasto a ogni forma di discriminazione non debba limitarsi a una sola ricorrenza simbolica. Il 17 maggio è una data importante, ma un’amministrazione comunale deve lavorare tutto l’anno per promuovere rispetto, inclusione e sicurezza per tutte e tutti. Possiamo pensare di costruire un calendario sul tema, considerando come giugno resti il mese del Pride, festeggiato lo scorso anno anche a Pistoia con il Toscana Pride Party.
CONCEDEREBBE IL PATROCINIO AL TOSCANA PRIDE?
Sì assolutamente, confermando quanto fatto dall’amministrazione Tomasi per il Toscana Pride Party, la festa organizzata nel Parco di Montuliveto del 21 giugno 2025.
SAREBBE D'ACCORDO NEL REALIZZARE CORSI DI FORMAZIONE PER IL PERSONALE DEL COMUNE SU ACCOGLIENZA E LINGUAGGIO INCLUSIVO?
Sì, credo che una formazione adeguata del personale comunale possa essere utile, soprattutto nei servizi a contatto con il pubblico. Parlare di accoglienza e linguaggio inclusivo significa prima di tutto garantire rispetto, attenzione e pari dignità a ogni cittadina e cittadino. Se costruiti in collaborazione con esperti, associazioni e operatori del settore, questi momenti formativi possono contribuire a rendere il Comune un luogo più accessibile, rispettoso ed efficiente per tutti.
COSA PENSA A RIGUARDO DEL MATRIMONIO EGUALITARIO E DELL'ADOZIONE DELLE COPPIE OMOGENITORIALI?
Credo che una famiglia si fondi prima di tutto sull’amore, sulla responsabilità e sulla capacità di prendersi cura degli altri. Per questo guardo con rispetto alle coppie omogenitoriali e ritengo importante garantire pari dignità e tutele, sempre mettendo al centro il benessere dei bambini e delle bambine. Il Centro Affidi della Società della Salute Pistoiese forma già coppie senza alcune discriminazione e sono stati realizzati affidamenti anche a coppie omogenitoriali. C’è pertanto totale disponibilità a sostenere percorsi in tal senso.
SAREBBE DISPONIBILE AL RICONOSCIMENTO ALLA NASCITA DEI BAMBINI E BAMBINE NAT* DA COPPIE DI PAPÀ?
Sì, sarei favorevole al riconoscimento dei bambini e delle bambine nati da coppie di papà, perché credo sia importante garantire tutela, stabilità e pari dignità alle famiglie e soprattutto ai minori. Ad oggi, però, in Italia non esiste ancora una legge che preveda automaticamente questo
riconoscimento alla nascita, ed è quindi un tema che richiede prima di tutto un intervento a livello nazionale.
LE PERSONE T INSIEME ALLE FAMIGLIE ARCOBALENO SONO LA PARTE DELLA COMUNITÀ PIÙ DISCRIMINATA. COSA INTENDEREBBE FARE PER TUTELARLE? CAMPAGNE DI ASCOLTO, INFORMAZIONI E ALTRO?
Credo che la tutela delle persone transgender e delle famiglie arcobaleno debba partire da un impegno concreto contro ogni forma di discriminazione. Per questo l’adesione alla Rete READY dovrà tradursi in azioni reali, capaci di promuovere inclusione, rispetto e pari dignità, partendo dall’ascolto e il confronto costante con le associazioni e le realtà del territorio per comprendere bisogni e criticità e costruire risposte efficaci. Accanto a questo, ritengo importanti campagne di sensibilizzazione, momenti informativi e percorsi di formazione che aiutino a creare una comunità più consapevole, accogliente e rispettosa verso tutti. Del resto, l’articolo 3 della Costituzione afferma che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche e di condizioni personali e sociali”: un principio che deve guidare concretamente anche l’azione delle amministrazioni locali.
QUALE PROPOSTA VORREBBE FARE PER FAR SI CHE LA CITTÀ DI PISTOIA SIA PIÙ SICURA E ACCOGLIENTE PER LE NUOVE GENERAZIONI LGTBQIA+ E NON SOLO?
Credo che una città sia davvero sicura e accogliente quando ogni persona può vivere liberamente, senza paura di essere giudicata o discriminata. Per le nuove generazioni LGBTQIA+, ma più in generale per tutti i giovani, servono luoghi di ascolto, aggregazione e confronto, insieme a una forte collaborazione tra scuole, associazioni, servizi sociali e realtà del territorio. L’obiettivo deve essere quello di costruire una comunità più consapevole e rispettosa, contrastando bullismo, isolamento e discriminazioni attraverso educazione, cultura e partecipazione, ed in quest’ottica si inserirebbe lo sportello anti discriminazione. Pistoia deve essere una città capace di far sentire ogni ragazza e ogni ragazzo accolto, tutelato e libero di essere sé stesso.
Candidat* consiglieri che sostengono la campagna
Antonella Cotti
È iscritta a qualche associazione LGBTQIA+ o ha intenzione di farlo?
Sono associata ad anpi, arci, toponomastica femminile , istituto storico della resistenza ,365giornialfemminile, le parole di hurbinek. Ma sicuramente valuterò la mia iscrizione.
Per quanto concerne la Rete Re.a.Dy e il tavolo antidiscriminazione, cosa intenderebbe fare?
In tre righe, racconti di sé e perché una persona della comunità dovrebbe sostenerla.
Beatrice Beneforti
È iscritta a qualche associazione LGBTQIA+ o ha intenzione di farlo?
No, non sono iscritta ad una associazione Lgbtqia+, ma nei momenti in cui mi confrontavo con le varie associazioni che si occupano di famiglie arcobaleno (per organizzare l’evento del 12 dove insieme a Branchetti e Diolaiuti ascolteremo le famiglie arcobaleno e le persone trans), mi sono interessata molto alla realtà di Agedo. E domani avrò l’opportunità di conoscere meglio le associazioni a cui vorrei iscrivermi.
Per quanto concerne la Rete Re.a.Dy e il tavolo antidiscriminazione, cosa intenderebbe fare?
In tre righe, racconti di sé e perché una persona della comunità dovrebbe sostenerla.
Da anni mi occupo di salute mentale, la cui tutela è un diritto che riguarda tutti. L’ambiente in cui viviamo incide fortemente sull’equilibrio della nostra salute mentale e un’amministrazione deve operare tenendolo bene a mente. Sono mamma da poco e insegnante di sostegno e quest’inverno ho creato una rassegna di sostegno per le famiglie. Con gli altri compagni mi sono operata con convinzione per creare l’evento del 12 maggio (domani) dove ascoltiamo le storie delle famiglie arcobaleno e delle persone trans, perché io posso essere attenta quanto voglio, ma non vivo le discriminazioni e le stesse difficoltà che vivono quotidianamente i genitori delle famiglie arcobaleno, ne vivo altre in quanto donna e precaria. Per questo non penso che dare per scontato certi argomenti sia compatibile con la mia idea di cura. Chi non subisce certe discriminazioni, bisogna che impari a mettersi all’ascolto e che inizi a prendere appunti. Solo con il dialogo, la curiosità e con la cooperazione, si costruisce una comunità attenta e salda.
Massimo Vannuccini
È iscritta a qualche associazione LGBTQIA+ o ha intenzione di farlo?
Ho supportato e sono stato iscritto ad Arcigay Prato Pistoia qualche anno fa e credo sia importante sostenere le associazioni in questo momento storico. Per questo rinnoveró nuovamente la tessera.
Per quanto concerne la Rete Re.a.Dy e il tavolo antidiscriminazione, cosa intenderebbe fare?
Credo che il Comune debba avere un ruolo attivo nella prevenzione di ogni forma di discriminazione. Per questo ritengo importante che Pistoia torni a partecipare alla Rete Re.a.dy e che il tavolo antidiscriminazione debba essere lo spazio stabile di ascolto e confronto con associazioni, scuole, servizi e cittadinanza, affinché non sia solo uno strumento simbolico ma produca iniziative concrete su formazione, inclusione e tutela dei diritti.
In tre righe, racconti di sé e perché una persona della comunità dovrebbe sostenerla.
Ho 37 anni, lavoro nella pubblica amministrazione e da sempre vivo la politica come impegno concreto verso le persone e i loro diritti.
Credo in una città aperta, rispettosa e inclusiva, dove i diritti siano a misura di tutte e tutti senza discriminazioni.
Per questo nella mia esperienza amministrativa ho contribuito ad organizzare iniziative per la giornata internazionale contro l’omolesbobitransfobia, esponendo la bandiera arcobaleno come simbolo di uguaglianza e pace.
Chi appartiene alla comunità LGBTQIA+ può trovare in me una persona attenta alla lotta della comunità, seria, disponibile all’ascolto e impegnata a difendere diritti non per opportunità politica, ma perché ci crede.
Federica Vettori
È iscritta a qualche associazione LGBTQIA+ o ha intenzione di farlo?
Non ho mai avuto tessere associative, non per distanza, ma perché il mio percorso personale e politico si è espresso finora in altri luoghi, dentro le istituzioni, nel lavoro pubblico, nella difesa dei diritti e della dignità delle persone.
Detto questo, sì, lo farei certamente. Considero le associazioni LGBTQIA+ un presidio civile essenziale, perché tengono aperto uno spazio di ascolto, tutela, cultura e libertà.
So bene che i diritti non sono formule astratte. Sono vita quotidiana, riconoscimento, possibilità di esistere senza doversi spiegare, difendere o giustificare. Per questo credo che un’amministrazione seria debba costruire un rapporto stabile con le associazioni del territorio, ascoltarle, coinvolgerle e lavorare insieme.
Per quanto concerne la Rete Re.a.Dy e il tavolo antidiscriminazione, cosa intenderebbe fare?
La prima cosa da fare è verificare lo stato dell’adesione del Comune di Pistoia alla Rete Re.a.Dy e, se necessario, promuoverne l’adesione o il pieno rilancio. Non come atto simbolico, ma come strumento concreto di lavoro amministrativo.
Per me significa costruire un tavolo permanente contro le discriminazioni, coinvolgendo associazioni LGBTQIA+, scuole, servizi sociali, Società della Salute, centri antiviolenza, mondo educativo e realtà del territorio.
Un tavolo che non si riunisca soltanto nelle ricorrenze, ma che lavori su obiettivi precisi. Formazione del personale comunale, attenzione agli sportelli pubblici, linguaggio rispettoso, prevenzione del bullismo omolesbobitransfobico, sostegno alle persone più fragili, campagne culturali e collaborazione stabile con chi ogni giorno presidia questi temi.
I diritti non si difendono soltanto con le dichiarazioni. Si difendono costruendo servizi, procedure, formazione e luoghi di ascolto. È lì che un principio diventa amministrazione.
In tre righe, racconti di sé e perché una persona della comunità dovrebbe sostenerla.
Sono Federica Vettori, giurista, femminista, con una lunga esperienza nelle istituzioni. Il mio impegno sui diritti non è ideologico né astratto, viene da una vita attraversata da battaglie di libertà, dignità e riconoscimento, per me stessa e per le persone che hanno incrociato il mio cammino.
Non porto tessere o etichette, ma qualcosa di più utile in chi governa, una posizione chiara, non ambigua, e la capacità concreta di trasformare i diritti in scelte amministrative. Una persona della comunità LGBTQIA+ può sostenermi sapendo che troverà in me non una voce di supporto generico, ma una collaboratrice capace di costruire servizi, procedure e spazi reali di tutela.
Con la speranza di incontravi presto vi ringrazio per l’attività e il vostro costante impegno!
Federica Vettori
Luca Pecchioli
È iscritta a qualche associazione LGBTQIA+ o ha intenzione di farlo?
Al momento non sono iscritto a nessuna associazione Lgqbqia+, però ho intenzione di farlo.
Per quanto concerne la Rete Re.a.Dy e il tavolo antidiscriminazione, cosa intenderebbe fare?
Per quanto riguarda il rientrare nella Rete Re.a.Dy sono convintissimo che Pistoia deve rientrare per continuare a dialogare , come anche istituire un tavolo anti discriminazione per un dialogo permanente e allo stesso tempo dare ascolto a legittimità alle associazioni.
In tre righe, racconti di sé e perché una persona della comunità dovrebbe sostenerla.
Riassumendo in breve ciò che sono e ciò che ho fatto : sono sempre stato attivo in varie associazioni lottando contro la discriminazione delle persone più deboli ed emarginate, rivendicando i “nostri” diritti, allo stesso tempo mi sono impegnato per la difesa dei Beni Comuni e dei popoli oppressi ( es. Palestina).Partendo da un principio che mi ha sempre guidato “non può esistere libertà ,uguaglianza e giustizia sociale, se non per tutt* e in qualunque angolo del mondo”.
Francesco Branchetti
È iscritta a qualche associazione LGBTQIA+ o ha intenzione di farlo?
Sono iscritto a Arcigay Pistoia Prato L’asterisco
Per quanto concerne la Rete Re.a.Dy e il tavolo antidiscriminazione, cosa intenderebbe fare?
In tre righe, racconti di sé e perché una persona della comunità dovrebbe sostenerla.
Alice Trippi
È iscritta a qualche associazione LGBTQIA+ o ha intenzione di farlo?
Attualmente non sono iscritt* ad associazioni LGBTQIA+, ma negli anni ho collaborato attivamente con Ireos, comunità queer autogestita di Firenze, come progettista e collaborator* nell’organizzazione di eventi formativi, incontri pubblici, Pride e del Florence Queer Festival, curando anche l’allestimento della libreria del festival.
A Pistoia ho inoltre fatto parte del primo nucleo di Arcigay, prima della nascita de L’Asterisco. È un impegno che ho sempre vissuto in modo concreto, attraverso la cultura, le relazioni e la costruzione di spazi accoglienti.
Per quanto concerne la Rete Re.a.Dy e il tavolo antidiscriminazione, cosa intenderebbe fare?
La prima cosa che farei sarebbe reinserire immediatamente il Comune di Pistoia nella Rete Re.a.Dy. Nel mio percorso ho realizzato numerosi progetti proprio grazie alla rete, in particolare insieme alla Città Metropolitana di Firenze: esperienze virtuose, efficaci e capaci di produrre una ricaduta reale sui territori, soprattutto sul piano educativo e culturale. L’uscita dalla rete, avvenuta come uno dei primi atti della precedente amministrazione di centrodestra, ha rappresentato un segnale politico molto grave: un gesto di chiusura e arretramento che non rispecchia l’idea di città aperta, accogliente e plurale che Pistoia merita di essere. Vorrei inoltre rilanciare il tavolo antidiscriminazione come luogo permanente di ascolto, confronto e progettazione condivisa con associazioni, scuole, realtà culturali e cittadinanza.
In tre righe, racconti di sé e perché una persona della comunità dovrebbe sostenerla.
Sono una persona che, come cittadina, militante e professionista, si è sempre battuta contro gli stereotipi di genere, il linguaggio sessista, la violenza e ogni forma di discriminazione, promuovendo diritti, salute, autodeterminazione e inclusione. È un impegno che porto avanti da sempre e che continuo a praticare quotidianamente, dentro e fuori le istituzioni.Nel mio lavoro di progettazione culturale e formazione ho costruito reti, percorsi educativi e collaborazioni sui temi delle pari opportunità e dei diritti LGBTQIA+, imparando concretamente come trasformare le idee in azioni: trovare finanziamenti, creare partenariati, coinvolgere territori e comunità. Credo che la rappresentanza abbia valore quando unisce visione, competenze e capacità di ascolto. Per questo penso di poter essere una voce credibile, concreta e presente per la comunità LGBTQIA+ e per tutte le persone che vogliono una Pistoia più libera e giusta.
Chiara Innocenti
È iscritta a qualche associazione LGBTQIA+ o ha intenzione di farlo?
Per quanto concerne la Rete Re.a.Dy e il tavolo antidiscriminazione, cosa intenderebbe fare?
In tre righe, racconti di sé e perché una persona della comunità dovrebbe sostenerla.
Giulia Diolaiuti
È iscritta a qualche associazione LGBTQIA+ o ha intenzione di farlo?
Per quanto concerne la Rete Re.a.Dy e il tavolo antidiscriminazione, cosa intenderebbe fare?
Credo fortemente che Pistoia debba tornare a far parte della rete READY e debba avere un tavolo antidiscriminazione. In questi 9 anni, purtroppo abbiamo visto una battaglia puramente ideologica e meschina da parte di questa amministrazione di destra. Il primo vero atto ostile nei nostri confronti, è stato appunto quello di farci cacciare dalla rete READY nel 2017, per non parlare di tutto il caos che ha causato l’amministrazione per la festa del Toscana Pride a Montuliveto dello scorso anno. Credo che un’amministrazione comunale che realmente ci tiene alla propria città ed alla propria cittadinanza, debba farsi promotrice nell’abbattere tutte le discriminazioni e tutte le disparità presenti. Proprio per questo, se verrò eletta, fra le mie priorità ci sarà sicuramente il rientro della nostra città nella rete READY e l’istituzione di un tavolo antidiscriminazione con tutte le realtà associative che quotidianamente lavorano per abbattere ogni forma di discriminazione, per il quale Coming Out sarebbe più che disponibile nel parteciparvi.
In tre righe, racconti di sé e perché una persona della comunità dovrebbe sostenerla.
Quando avevo 18 anni mi sono avvicinata al mondo delle istituzioni grazie alla mia esperienza nella consulta provinciale delle studentesse e degli studenti, esperienza che mi ha appassionata e che mi ha spinta a portare avanti le mie battaglie all’interno del mondo dell’attivismo e della politica. Nel periodo in cui ero in consulta, ho portato una mozione, per fortuna approvata per pochissimi voti, che chiedeva l’istituzione dell’identità alias nei propri registri, ovvero la possibilità di vedere riconosciuto il proprio nome d’elezione nei documenti di un organo specifico, evitando così imbarazzo nelle persone trans con il documento non ancora rettificato. Da allora fino ad oggi, il mio impegno per i diritti della nostra comunità non si è placato, ma è stato portato fieramente avanti: in questi anni mi sono fieramente battuta per implementare l’identità alias in più istituzioni ed organizzazioni possibili ed ho organizzato moltissime iniziative di sensibilizzazione, soprattutto in occasione del TDOR (Transgender Day Of Remembrance) e Tdov (Transgender Day Of Visibility). Alle persone della comunità mi sento semplicemente di dire che questo mio impegno proseguirà, e che se verrò eletta ce la metterò tutta per abbattere ogni tipo di discriminazione, perché da persona trans so quello che vuol dire essere derisa ed aggredita fisicamente e sessualmente per strada ed essere cacciata di casa, e garantisco quindi che mi impegnerò affinché nessun’altra persona passi ciò che ho attraversato io.
Alessandro Giovannelli
È iscritta a qualche associazione LGBTQIA+ o ha intenzione di farlo?
Per quanto concerne la Rete Re.a.Dy e il tavolo antidiscriminazione, cosa intenderebbe fare?
Sono fermamente convinto che Pistoia debba di nuovo aderire alla Rete Re.a.Dy , e ritengo che uscirne sia stato un gravissimo errore: ha fatto perdere al nostro Comune risorse e di conseguenza progetti concreti contro la discriminazione per genere e orientamento sessuale, danneggiando la cittadinanza pistoiese; ha tagliato fuori l’amministrazione dall’opportunità di un confronto costruttivo con altri enti sulle buone pratiche da loro esperite; e sul piano simbolico (non indifferente in politica), ha rappresentato l’indice di una intolleranza, che non può che allarmarci tuttə.
Apprendo con sincero piacere che la candidata Sindaca Anna Maria Celesti ha cambiato idea riguardo alla rete Re.a.Dy. Nel febbraio del 2018, quando il Comune a guida Alessandro Tomasi fece la scelta di uscire dalla Rete, l’allora vicesindaca affermava che il finanziamento regionale ai Comuni parte della Rete rappresentava “uno spreco di denaro pubblico”. Oggi, seppur in forma laconica, manifesta il generico intento di voler “riallacciare i rapporti con la rete READY”. È lecito, e in questo caso positivo, cambiare idea, sarebbe meglio, però, che chi ricopre incarichi istituzionali ci spiegasse il percorso e le ragioni dei suoi cambi di prospettiva, così da risultare credibile, purtroppo non è questo il caso. Se dovessi diventare consigliere comunale, mi impegnerei – come ho fatto da comune cittadino – a monitorare e sollecitare la nuova adesione alla Rete.
Penso che l’istituzione di un tavolo antidiscriminazione sia necessaria, per favorire l’adozione di politiche, che non siano calate dall’alto ma nascano dal confronto e dalla collaborazione con tutte le realtà delle comunità LGBTQIA+. Del resto, ritengo che le istituzioni e chi vi ricopre un ruolo debbano orientarsi al rispetto di quel principio così bene espresso dal Disability Rights Movement – ma valido per innumerevoli comunità, lotte e movimenti – del “nothing about us without us” (“niente su di noi, senza di noi”). Politiche antidiscriminatorie progettate, programmate e realizzate, anche con buoni intenti, in assenza di un confronto con le persone coinvolte, potrebbero rivelarsi non solo inefficaci ma persino controproducenti.
Il tavolo inoltre potrebbe rappresentare uno strumento operativo utilissimo, per garantire il coordinamento tra le iniziative istituzionali e quelle promosse da associazioni e movimenti.
Se dovessi diventare consigliere comunale, mi impegnerei a sollecitare l’istituzione di un tavolo antidiscriminazione. Vorrei anche che il nostro Comune tornasse ad essere un attore nelle politiche antidiscriminazione, anche promuovendo iniziative culturali e artistiche. Ricordo, tra le altre, che nel 2017, per Pistoia Capitale italiana della cultura, l’Associazione Teatrale Pistoiese propose la visione di “Fa’Afafine – Mi chiamo Alex e sono un dinosauro”. Vorrei che la cittadinanza pistoiese potesse ritornare a godere di iniziative come questa.
In tre righe, racconti di sé e perché una persona della comunità dovrebbe sostenerla.
Sono un alleato della comunità LGBTQIA+ e ciò che posso offrire è ascolto, studio, serietà e impegno per portare nell’aula le istanze che provengono dalla comunità.
Massimiliano Sforzi
È iscritta a qualche associazione LGBTQIA+ o ha intenzione di farlo?
Ho memoria ancora dei pizzini di quei primi anni, lasciati fuori dalla porta della Chiesa, dov’era scritto che gli omosessuali andavano tutti all’inferno e che erano figli del demonio; di tempo ne è passato e anche la chiesa tutta ha fatto grandi passi avanti con Papa Francesco prima, (rimarrà nella storia la memoria della giornata mondiale giubilare delle persone alle LGBT+ del 6 settembre a Roma), e con Papa Leone oggi ed il suo: tutti, tutti, tutti!
Per quanto concerne la Rete Re.a.Dy e il tavolo antidiscriminazione, cosa intenderebbe fare?
Se Pistoia Rossa vincerà le elezioni, fra i primi atti che porterà in votazione in Consiglio Comunale, e di fronte alla Città, sarà il rientro nella Rete, anche come segno di riconciliazione con le persone e le associazioni che da sempre lottano per la difesa dei diritti di ogni genere e contro le discriminazioni.
In tre righe, racconti di sé e perché una persona della comunità dovrebbe sostenerla.
Come ho descritto sopra, il lavoro nella mia vita contro le discriminazioni di ogni genere e per favorire incontri fra le diversità di ogni tipo, sono state sempre le stelle polari del mio agire. Chi mi conosce lo sa! Nel periodo in cui sono stato consigliere comunale, alcuni anni fa, nella stanza che occupavo il sabato mattina avevo aperto uno sportello di ascolto dove poteva accedere chiunque lo desiderasse e chi c’è stato se lo ricorda. Se diventassi di nuovo consigliere comunale, riproporrei lo sportello, magari in modo più strutturato, nell’ascolto e per offrire altri strumenti, affinché i cittadini e le cittadine possano incidere di più sulle decisioni della nostra comunità. Ecco un altro punto per me fondamentale, la tessitura di una rete ancora più resistente nell’accoglienza e il sostegno e la cura della comunità che è composta da mille comunità che devono essere messe in comunicazione e in condivisione fra loro, abbiamo gli strumenti legislativi per poterlo fare. Il territorio, la città e le persone che vi abitano, se vogliono, possono realmente cambiare in meglio ed io cambierò, camminerò, accanto e con loro, per un noi condiviso.
Linda Rafanelli
È iscritta a qualche associazione LGBTQIA+ o ha intenzione di farlo?
Non sono iscritta formalmente a nessuna associazione LGBTQIA+, quando ne ho l’occasione collaboro con l’Associazione Amici di Montuliveto di cui sono vice presidente al lavoro che realtà come Arcigay svolgono sul territorio attraverso gli eventi che accogliamo al parco: il prossimo sabato la quinta edizione di Monturaimbow. La mia candidatura nella lista civica nasce proprio dalla volontà di essere un ponte tra le istituzioni e tutte le nostre realtà, garantendo che le istanze abbiano una voce diretta e costante in Consiglio Comunale.
Per quanto concerne la Rete Re.a.Dy e il tavolo antidiscriminazione, cosa intenderebbe fare?
Credo sia necessaria la collaborazione tra enti locali. L’adesione alla Rete READY permette di attuare nella condivisione, buone pratiche contro le discriminazioni, integrando Pistoia in un network virtuoso che promuove il rispetto della persona. Credo nella promozione della cultura della partecipazione, nell’istituzione di un tavolo di confronto permanente tra Comune e realtà associative LGBTQ+: uno spazio di ascolto diretto per monitorare i bisogni della comunità e trasformarli in politiche comunali efficaci.
In tre righe, racconti di sé e perché una persona della comunità dovrebbe sostenerla.
Credo che l’uguaglianza non sia un privilegio, ma la base della convivenza civica. Mi candido con Giovanni Capecchi per portare concretezza e ascolto in Comune: sostenermi significa dare forza a un progetto politico che non lascia indietro nessuno, trasformando i diritti in azioni quotidiane e i bisogni della comunità tutta intera e uguale in priorità della quotidianità dell’agenda cittadina.