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La Prato che vorrei

Tutti i/le candidati/e hanno ricevuto le stesse domande sui temi di inclusione, diritti, spazi sicuri e comunità.

Matteo Biffoni è candidato a sindaco per il Centrosinistra.

Ecco tutte le risposte alle nostre domande.

RETE READY. COSA FAREBBE SE VINCESSE LE PROSSIME AMMINISTRATIVE?

Come Comune, dal 2019 Prato è già parte della Rete READY (Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni Anti Discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere). Nel 2023 abbiamo, vinto e ospitato l’incontro Nazionale della rete con 70 enti partner, tra cui i Comuni della Provincia. La mia intenzione è rafforzare l’adesione, non solo come atto formale, ma come motore di politiche attive.

Assolutamente sì. Il Tavolo è un presidio attivo e un prezioso strumento di ascolto che mette le realtà del territorio in contatto l’amministrazione. Intendo non solo confermarlo, ma renderlo più strutturato, calendarizzandone gli incontri con una periodicità definita, affinché possa incidere direttamente sulla programmazione culturale e sociale della città.

La tutela della salute non può prescindere dalle specificità della comunità LGBTQIA+. Mi impegnerò a collaborare strettamente con la Società della Salute per creare percorsi di formazione per il personale sanitario e sociosanitario, promuovere campagne di informazione e screening (es. prevenzione MST) che siano accessibili e prive di stigma. Penso sia importante creare sportelli informativi comunali che lavorino in sinergia con il consultorio.

Oltre alla Giornata contro l’omolesbobitransfobia, Prato deve vivere i diritti tutto l’anno:
• Mese del Pride (Giugno): Eventi culturali, talk e rassegne cinematografiche.
• Transgender Day of Remembrance (20 novembre): Per sensibilizzare sulla violenza transfobica.
• Coming Out Day (11 ottobre): Iniziative nelle scuole e nei centri giovanili per normalizzare il dialogo sull’identità. 

Sì, senza esitazione. Non solo abbiamo concesso il patrocinio, ma abbiamo sempre assicurato la nostra presenza come Amministrazione Comunale.

Il patrocinio del Comune di Prato al Toscana Pride è un segnale di vicinanza politica e umana. Partecipare e sostenere la manifestazione significa stare dalla parte giusta della storia e riconoscere la dignità dei nostri cittadini.

È fondamentale promuovere l’adesione a un linguaggio inclusivo all’interno degli atti amministrativi. La burocrazia non deve essere un ostacolo, ma un servizio. Realizzeremo corsi sul linguaggio inclusivo e sull’accoglienza per il personale degli uffici anagrafe, servizi sociali, pubblica istruzione e polizia municipale, affinché ogni cittadino si senta accolto e mai giudicato o “invisibile” davanti a un modulo.

Sono stato tra i primi in Italia a registrare i matrimoni contratti all’estero, prima che lo facesse la normativa nazionale. Sostengo pienamente la battaglia per il matrimonio egualitario: è una questione di uguaglianza formale e sostanziale. Sulle adozioni e sul riconoscimento dei diritti dei figli delle coppie omogenitoriali, ritengo che l’interesse superiore del minore debba sempre prevalere su ogni barriera ideologica.

A Prato lo abbiamo già fatto: nei miei mandati precedenti abbiamo registrato, tra i primi, le bambine e i bambini nati* da coppie di papà o di mamme.

Siamo consapevoli del vuoto normativo attuale, che mette in difficoltà i sindaci e produce disuguaglianza. Tuttavia, la mia posizione è sempre stata chiara: i bambini non possono avere meno diritti e tutele. Mi muoverò nel solco della legalità, ma forzerò la mano ovunque possibile per garantire la tutela legale di questi bambini fin dalla nascita, sollecitando il Parlamento a legiferare con urgenza.

Sono i soggetti più esposti. Queste le mie proposte:

  • continuare il rapporto avviato dalle famiglie arcobaleno per intercettare i bisogni delle famiglie.
  • attivare campagne di ascolto dedicate per intercettare i bisogni specifici (casa, scuola, lavoro, salute).
  • protocolli per la carriera alias nelle strutture comunali e incentivi per le aziende che la adottano.
  • sostenere i centri antiviolenza affinché siano formati specificamente sull’accoglienza di persone trans.
  • Sollecitare la Regione Toscana a rendere più prossimi, accoglienti e accessibili i percorsi di affermazione di genere.

La sicurezza non è solo “ordine pubblico”, ma libertà di essere se stessi senza paura. Per i giovani LGBTQIA+ voglio più spazi di aggregazione sicuri e “stigma-free”, potenziamento dei progetti contro il bullismo nelle scuole e una città illuminata, viva e culturalmente aperta, dove la diversità sia percepita come un valore aggiunto e non come un pericolo. Prato deve essere la capitale della convivenza, per tutti.

Per le elezioni amministrative del 24 e 25 maggio 2026 a Prato, Jonathan Targetti è candidato a sindaco alla guida della coalizione civica “L’Alternativa c’è”. Il progetto comprende 9 liste, si propone come un’alternativa ai poli tradizionali di centrosinistra e centrodestra, focalizzandosi su temi come la legalità, la trasparenza amministrativa e il coinvolgimento diretto delle realtà produttive cittadine.

Ecco tutte le risposte alle nostre domande.

RETE READY. COSA FAREBBE SE VINCESSE LE PROSSIME AMMINISTRATIVE?

Mantenere il ruolo e l’impegno del Comune di Prato nella rete READY.

Assolutamente sì. Laddove fosse possibile, credo sarebbe opportuno sostenerlo maggiormente mettendo in campo anche budget per iniziative mirate su bisogni specifici.

Crediamo che il modello delle Società della Salute sia da superare, riportando la gestione dei servizi sociosanitari nelle mani dell’Assessorato alla Sanità e al Sociale e non gestita da un ente terzo che, nel tempo, è diventato più che altro gestione del potere in mano ai partiti. Stiamo studiando i casi dei comuni toscani dove è stato fatto questo e crediamo che potrebbe essere una strada percorribile anche per Prato.

Sarebbe interessante pensare ad un pride pratese che diventi appuntamento fisso annuale, che duri tre giorni durante il weekend con concerti, iniziative, talk, dj set e assemblee pubbliche aperte a tutta la cittadinanza. Un momento di condivisione, di apertura e di affermazione dei diritti e delle libertà individuali e anche, perché no, un nuovo strumento di promozione turistica per la città. L’occasione per lasciare una traccia tangibile nel territorio nel medio-lungo termine e che possa servire soprattutto alle nuove generazioni.

Assolutamente sì. Ci mancherebbe altro!

Non solo per il personale del Comune ma per tutti coloro che lavorano in uffici pubblici, musei e scuole. E se proprio dovessimo trovare del budget ulteriore, lo vorrei concentrare su progetti mirati nelle scuole.

Favorevolissimo ad entrambe le cose. Soprattutto alla seconda. 

Certamente. Recenti sentenze hanno confermato questa opportunità per le coppie di madri, non vedo perché non si debba procedere in tal senso anche per le coppie di padri.

È un tema importante che merita ogni sforzo possibile da parte dell’amministrazione comunale per mettere in campo tutte le iniziative previste dalle normative. Ribadisco la necessità di fare, anche per questo tipo di argomenti, uno sforzo soprattutto nelle scuole.

Per Pistoia non lo so, ma per Prato il grande sogno è che Officina Giovani possa diventare uno spazio sul modello del Cassero di Bologna. Un luogo che possa diventare riferimento per tutta la città, uno spazio libero dove l’iniziativa privata venga affiancata anche da spazi ed attività gestite da associazioni del territorio in modo che le persone possano trascorrere il proprio tempo studiando, cenando, ascoltando concerti, visitando mostre, partecipando a dibattiti e ad incontri pubblici in un luogo sicuro e vivo sette giorni su sette.

Enrico Zanieri è candidato per la lista Unità Popolare.

Ecco tutte le risposte alle nostre domande.

RETE READY. COSA FAREBBE SE VINCESSE LE PROSSIME AMMINISTRATIVE?

Ovviamente mantenere l’adesione. E’ necessario ampliare le proprie visioni e conoscere esperienze diverse.

Purché non siano inconcludenti, perché negli ultimi anni abbiamo visto tavoli che si sono spesso ridotti a strumenti di spartizione di risorse. E invece un tavolo antidiscriminazione dovrebbe avere come principale obiettivo raccogliere eventi, casi, criticità e provare a condividere percorsi risolutivi. In questo tavolo dovremmo aprirci anche alle scuole, specialmente agli istituti superiori, dove gli aspetti della definizione delle propria sessualità, della affettività e dell’emotività diventano centrali.

I diritti delle persone passano anche e soprattutto dalla coscienza di sé e dalla possibilità di conoscere e conoscersi. Per questo ogni percorso pubblico che porti alla cittadinanza conoscenza e coscienza è da sostenere.

Ci sono alcune date, come il 28 giugno, che potrebbero rappresentare momenti di riflessione e organizzazione di eventi. O ancora, il 27 Gennaio, giornata che spesso dimentica o non pone in necessaria luce le discriminazione subite dalle persone LGBTQ+. Ma gli eventi o le celebrazioni devono essere la punta di un iceberg costruito ogni giorno. Sempre nell’ottica di scambiare esperienze e iniziative, sarebbe oltremodo utile lavorare affinché si possano conoscere non solo esperienze italiane, ma anche internazionali. A titolo di esempio, la Spagna, o ancora Cuba e la sua riforma del codice delle famiglie e il Ce.Ne.Sex.

Certamente si. Ma crediamo che il Pride debba avere funzione di lotta.

Si. E stimolando anche tutti quegli enti dove il pubblico si interfaccia cn la cittadinanza. Scuole, Biblioteche, Ospedali, Medici di famiglia. Il linguaggio è importante, anche se non è l’unico ambito sul quale ci si deve concentrare.

Favorevoli.

Si, anche se il tema della maternità surrogata è meritevole di attenzione e di migliore definizione.riconoscimento alla nascita, ed è quindi un tema che richiede prima di tutto un intervento a livello nazionale.

Abbiamo già detto che crediamo nella formazione diffusa, perno centrale per la costruzione di basi culturali diverse. Ma crediamo anche a tutte quelle azioni tese a eliminare le discriminazioni sociali, dall’accesso al lavoro fino all’accesso all’abitazione. Molto utili potrebbero essere sportelli di ascolto presso i Comuni e all’interno della Società della Salute. Pensare a progetti sociali di accoglienza per persone LGBTQ+ che subiscono discriminazione in famiglia. Ancora, conosciamo il tema delle carriere alias come necessario sia nelle scuole che negli istituti pubblici. Infine, dovremmo anche ragionare sulla concezione totalmente binaria con la quale, per esempio, si fanno le liste elettorali, per cui i candidati devono essere uomini o donne (con una quota minima di almeno 1/3 di candidati). Forse, a volte, prima ancora di promettere, una buona politica dovrebbe interrogare se stessa su quali regole si dà.

Credo che la tutela delle persone transgender e delle famiglie arcobaleno debba partire da un impegno concreto contro ogni forma di discriminazione. Per questo l’adesione alla Rete READY dovrà tradursi in azioni reali, capaci di promuovere inclusione, rispetto e pari dignità, partendo dall’ascolto e il confronto costante con le associazioni e le realtà del territorio per comprendere bisogni e criticità e costruire risposte efficaci. Accanto a questo, ritengo importanti campagne di sensibilizzazione, momenti informativi e percorsi di formazione che aiutino a creare una comunità più consapevole, accogliente e rispettosa verso tutti. Del resto, l’articolo 3 della Costituzione afferma che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche e di condizioni personali e sociali”: un principio che deve guidare concretamente anche l’azione delle amministrazioni locali.

Le proposte più immediate, sono di tipo sociale e culturale. Sociale, con la creazione di spazi sicuri e case di accoglienza. Culturali, anche pensando a opere pittoriche permanenti, o murales. Su tutti, Keith Haring a Pisa, o Altri Colori a Firenze. Arte diffusa, soprattutto nelle periferie, diventa strumento pedagogico ed educativo.

Candidat* consiglieri che sostengono la campagna