È iscritta a qualche associazione LGBTQIA+ o ha intenzione di farlo?
Non sono iscritta ad associazioni Lgbtqia+. Semplicemente perché non è capitato. Ma sì, certo, lo farò molto volentieri. Perché in passato ho sostenuto, sia da Presidente della Commissione Pari Opportunità della Provincia, che da Assessore alle Pari Opportunità, le cause sostenute dalle associazioni Lgptqia+. Ne ricordo una, in particolare, nel 2007, quando ci sollevammo contro alcune prese di posizione dell’allora Vescovo sulle coppie di fatto (etero, ma soprattutto omosessuali). La ricordo davvero con affetto, per l’incontro bellissimo delle tante esperienze che animarono quel momento. E ho partecipato spesso alle iniziative promosse dalle associazioni Lgptqia+.
Per quanto concerne la Rete Re.a.Dy e il tavolo antidiscriminazione, cosa intenderebbe fare?
Intanto, rientrare IMMEDIATAMENTE nella Rete Re.a.Dy! Provai un forte dispiacere quando, fra i primi atti, nel 2017, la Giunta neoeletta decise di uscire. Teorizzando che si trattasse di un contesto ideologizzato e agitando l’assurdo spauracchio delle “teorie gender”: l’unico atto ideologico fu invece quello del Comune, che non è mai rientrato. Perdendo occasioni importanti di fare rete sul tema con altre realtà, e sottraendo ai cittadini – soprattutto i piccoli e i giovani – la possibilità di confrontarsi sul tema degli stereotipi, che rischiano di produrre danni irreparabili nella formazione dell’identità dell’individuo. Sono certa che se il Centrosinistra vincerà, assumeremo la decisione di tornare nella rete. E, se eletta, con Giovanni Capecchi Sindaco, mi piacerebbe impegnarmi fortemente per attivare il Tavolo antidiscriminazione, esperienza che funzionava bene “ai miei tempi” e, credo, anche una Commissione Pari Opportunità attiva a tutto campo sugli stereotipi (tutti, non solo quelli binari).
Perché la lotta alle discriminazioni deve diventare un processo, non solo un insieme di iniziative o momenti di riflessione, molto importanti, ma non esaustivi.
In tre righe, racconti di sé e perché una persona della comunità dovrebbe sostenerla.
Ho 49 anni, mi occupo di politiche giovanili in Anci Toscana e mi candido per la prima volta in una lista civica: la lista Capecchi Sindaco. Delle mie esperienze istituzionali ho già detto. Perché votarmi? Perché conosco gli stereotipi, anche se di un tipo diverso: l’infertilità in un mondo che vuole le donne tutte mamme. E perché la mia storia dimostra che faccio quello che dico. E dico quello che penso. Un atteggiamento che non sempre mi ha premiato, ma è l’unico che riesco ad avere.