Matteo Pellegrino, militante del Partito Comunista Italiano e attualmente in lista per Unità Popolare.
È iscritta a qualche associazione LGBTQIA+ o ha intenzione di farlo?
Attualmente non sono iscritto ad alcuna associazione Lgqbqia+ ma non escludo a priori un’adesione. Le modalità di lotta sono molte e diversificate, negli anni la mia convinzione politica riguardo il tema mi ha fatto propendere verso la lotta all’interno delle Istituzioni e non tramite associazionismo.
Questo vale anche per altri temi, quello ambientale su tutti.
Per quanto concerne la Rete Re.a.Dy e il tavolo antidiscriminazione, cosa intenderebbe fare?
Gli strumenti citati sono sicuramente un valore aggiunto e uno dei tanti tasselli che contribuiscono a una reale lotta riguardo il tema. Questo a patto che non diventino orpelli pleonastici che non solo non contribuiscono alla lotta ma, anzi, la ostacolino. Credo che siano necessari interventi concreti, a partire dalla scuola, per fare sì che il tema venga trattato con serietà e si raggiungano reali vittorie per tutta la comunità.
In tre righe, racconti di sé e perché una persona della comunità dovrebbe sostenerla.
Non ho formule magiche o frasi ad effetto per accaparrarmi il consenso di una determinata parte di cittadinanza e nemmeno mi interessa. Il mio interesse è analizzare un problema e cercare soluzioni reali che possano migliorare la qualità di vita delle persone e facciano “crescere” tutta la società da un punto di vista culturale e sociale.
Sono fortemente convinto che serva raggiungere un’intersezionalità totale delle battaglie per poter unire le masse e costringere la politica ad ascoltare le istanze portate da quelle stesse masse. Le manifestazioni per la Palestina dell’anno appena trascorso lo dimostrano perfettamente, quando ci mettiamo insieme e combattiamo per un fine comune, non siamo più ignorabili.