LA PISTOIA
CHE VORREI

Per le amministrative del 2026, abbiamo realizzato una serie di impegni che le candidate e i candidati sono chiamat* a inserire nel proprio programma. Chi di loro sosterrà le nostre proposte? Scoprilo scorrendo la pagina

I PUNTI CHE CHIEDIAMO SIANO INSERITI NEL PROGRAMMA

Adesione del Comune all’interno della Rete delle Amministrazioni contro le
discriminazioni legate al genere e all’orientamento sessuale, Rete ReAdY. Uno
strumento importante per fare rete con i comuni toscani e italiani nel progettare
politiche contro l’omolesbobitransfobia e politiche di genere, che garantisce tavoli di
lavoro comuni e fondi annuali alle amministrazioni aderenti legate alla tematica.

Costituzione di un tavolo istituzionale promosso dall’Amministrazione comunale tra
Comune e associazioni legate alle tematiche LGBTQIA+ per una strategia comune e
condivisa, oltre a condividere i principali appuntamenti annuali per proporre iniziative e
campagne condivise.

Raccordo con la Società della Salute per la promozione sul territorio di campagne di
testing anonime e gratuite e di informazione legate alla salute sessuale, aperta a tutta
la comunità cittadina. Promozione di politiche educative in raccordo con la Provincia e
le istituzioni scolastiche nel contrasto allo stigma sociale verso le malattie
sessualmente trasmissibile e stereotipi o pregiudizi ad esse legate. Constatare inoltre
le difficoltà e le problematiche del percorso di transizione di genere all’interno delle
strutture sanitarie pubbliche della città, andando a proporre modifiche e semplificazioni
all’istituzione sanitaria per garantire il rispetto e il benessere delle/dei cittadin* che
intendono intraprendere tale percorso.

Celebrazione istituzionale con le associazioni, le scuole e i principali soggetti del
territorio del 17 maggio, giornata mondiale contro l’omolesbobitransfobia, con un vasto
e condiviso cartello di iniziative.

Promozione di eventi culturali a tematica LGBTQIA+ in contrasto al diffuso sentimento
di omolesbobitransfobia attraverso l’Assessorato alla Cultura e mettendo a disposizione
spazi e strumenti dell’amministrazione.

Adesione annuale e patrocinio al Toscana Pride con le istanze previste dal manifesto;

Promuovere una campagna di ascolto e di confronto con le associazioni scolastiche per
individuare le principali problematiche legate all’omolesbobitransfobia nelle scuole, che
provenga dal corpo studentesco o da docenti e promuovere le loro principali
rivendicazioni sulle tematiche legate al genere e inclusione: carriere alias, bagni comuni
senza divisione binaria di genere, statuti scolastici inclusivi ecc.

 Istituzione di un registro comunale per le coppie LGBTQIA+ (ma non solo) che hanno
adottato minori all’estero o hanno usufruito della pratica della Gestazione per Altri e
non sono attualmente riconosciute come nuclei sociali familiari dallo Stato italiano, sul
modello di altri capoluoghi di provincia toscani e italiani.

Adozione di un linguaggio ampio e aperto, cosiddetto inclusivo, all’interno
dell’Amministrazione comunale (modulistica, comunicazione istituzionale, atti ufficiali,
momenti istituzionali ecc), riconoscimento delle persone transgender e non binarie
dall’Anagrafe e prevedere moduli di formazione specifica su queste tematiche per il
personale amministrativo.

LE RISPOSTE DELLE PERSONE CANDIDATE

01

giovanni
capecchi

Giovanni Capecchi è candidato Sindaco alle primarie del centrosinistra che si terranno domenica 12 aprile 2026.

Il documento lo sottoscrivo con convinzione. Lo sottoscrivo perché penso che il livello civile di una città si misuri anche da qui: dalla capacità di non voltarsi dall’altra parte, di riconoscere le discriminazioni, di scegliere il rispetto come principio concreto dell’azione pubblica. E lo sottoscrivo perché voglio una Pistoia più aperta, più giusta, più consapevole, in cui nessuno debba sentirsi di troppo.

Ecco tutte le risposte alle nostre domande.

Pistoia deve tornare a essere una città che non arretra sui diritti. Per questo l’adesione alla Rete READY sarebbe per me una scelta importante fin dall’inizio del mandato. Non per mettere una bandierina, ma per ridare al Comune strumenti, relazioni, esperienze condivise che servono a costruire politiche serie contro le discriminazioni. Una città cresce davvero quando sa riconoscere i bisogni delle persone e si mette nelle condizioni di dare risposte. Su questo Pistoia non deve restare indietro.

Sì, perché su questi temi non basta intervenire una volta ogni tanto o solo quando accade un episodio grave. Serve un luogo stabile di confronto e di lavoro. Penso a un tavolo permanente che coinvolga associazioni, scuole, Società della Salute, Asl, realtà sociali e istituzioni, per ascoltare, raccogliere segnalazioni, leggere i bisogni e costruire iniziative concrete. Le discriminazioni si combattono se una città sa fare rete e se il Comune si assume fino in fondo il compito di tenere insieme questa rete.

La salute deve essere davvero per tutti, e questo significa anche togliere di mezzo paura, imbarazzo, stigma. Con la Società della Salute credo si possa costruire un lavoro importante su prevenzione, informazione e accesso ai servizi. Penso a campagne su HIV, IST e salute sessuale con linguaggi corretti e non giudicanti, a sportelli di ascolto e orientamento, alla formazione degli operatori, a materiali informativi nei luoghi frequentati dai giovani. La prevenzione funziona se le persone sentono che i servizi pubblici sono dalla loro parte.

Il 17 maggio conta, ma da solo non basta. Il rispetto non si costruisce in una giornata sola, si costruisce nel tempo, nella vita quotidiana di una città. Vorrei che Pistoia promuovesse un percorso annuale fatto di iniziative culturali, educative e pubbliche: momenti di confronto durante il Pride Month, progetti nelle scuole contro il bullismo e le discriminazioni, occasioni di ascolto con le famiglie arcobaleno, collaborazioni con biblioteche, teatri, musei. La cultura, quando è viva, aiuta una comunità a essere più consapevole e anche più umana.

Sì. Lo concederei senza esitazioni. Perché il patrocinio, in questo caso, significa riconoscere il valore pubblico di una manifestazione che parla di diritti, di libertà, di dignità delle persone. Le istituzioni non devono essere neutrali di fronte alle discriminazioni. Devono essere giuste, e avere il coraggio di dirlo con chiarezza.

Sì, perché il primo volto del Comune sono le persone che ogni giorno lavorano negli uffici e nei servizi. E allora il modo in cui si accoglie un cittadino o una cittadina non è un dettaglio: è sostanza. Per questo penso a percorsi di formazione su linguaggio inclusivo, accoglienza, modulistica non discriminatoria e gestione dei casi di discriminazione. Non lo considero un elemento accessorio, ma parte della qualità dell’amministrazione pubblica.

Sì, sono favorevole. Penso che su questi temi l’Italia debba fare passi avanti con più coraggio e più civiltà. Un sindaco non può cambiare da solo le leggi nazionali, ma può scegliere da che parte stare, può sostenere pubblicamente queste battaglie e può contribuire a creare un clima culturale e istituzionale più giusto. Io credo che una famiglia si misuri dalla cura, dalla responsabilità, dalla capacità di esserci, non da uno schema imposto.

Qui il punto essenziale è uno: i bambini e le bambine vanno tutelati, sempre. Non possono essere trascinati dentro vuoti normativi o contrapposizioni ideologiche. Come sindaco farei tutto ciò che è possibile, nel quadro delle norme, per garantire la massima tutela ai minori e alle loro famiglie, e sosterrei con forza la necessità di una legislazione nazionale più chiara e più giusta. Quando si parla di bambini, la politica dovrebbe avere più responsabilità e meno propaganda.

Le persone trans e le famiglie arcobaleno vivono ancora troppo spesso situazioni di discriminazione, ostilità, solitudine. Una città giusta deve saperlo vedere e deve saper intervenire. Per questo servono sportelli di ascolto in collaborazione con le associazioni competenti, campagne pubbliche contro la transfobia e l’omolesbobitransfobia, percorsi formativi nelle scuole e nello sport, strumenti di monitoraggio che aiutino il Comune a capire dove agire meglio. Le istituzioni devono dare un messaggio semplice: nessuno deve sentirsi solo.

La sicurezza, per un ragazzo o una ragazza, non è solo l’assenza di un pericolo. È anche sapere di vivere in una città che ti riconosce, che non ti umilia, che non ti lascia ai margini. Per questo servono spazi di aggregazione aperti e inclusivi, percorsi educativi nelle scuole e nei luoghi dello sport, campagne contro l’hate speech e il bullismo, un osservatorio sulle discriminazioni, una presenza istituzionale nitida. Una città che sa proteggere le persone più esposte è una città che diventa più civile e più sicura per tutti.

PISTOIA
02

annamaria
celesti

Candidata Sindaca del centrodestra.

Al momento le risposte non sono pervenute, nonostante la mail inviata a inizio aprile 

(2/04/2026)

PISTOIA
03

FABRIZIO MANCINELLI

Fabrizio Mancinelli, professore, è candidato a Sindaco per la lista Pistoia Rossa.

Ecco tutte le risposte alle nostre domande.

Pistoia deve rientrare nella rete Re.a.dy.
Uscirne è stato un errore politico preciso: ha significato scegliere di
arretrare sui diritti. Noi vogliamo fare l’opposto: tornare dentro
quella rete e usarla davvero, non solo come testimonianza ma come
strumento concreto per costruire politiche insieme ad altri comuni.

Non basta convocare un tavolo: bisogna riconoscere un ruolo politico
alle associazioni. Per noi il tavolo deve essere permanente, pubblico e
capace di incidere. Le decisioni non si prendono nei palazzi e poi si
comunicano: si costruiscono insieme a chi vive quei problemi ogni
giorno.

Qui serve dire una cosa chiara: la sanità pubblica spesso non è
all’altezza. Il Comune non ha tutte le competenze, ma ha una
responsabilità politica: fare pressione, coordinarsi con la Società
della Salute, portare alla luce criticità. Sui percorsi di transizione e
sulla salute sessuale non servono slogan, ma accesso reale ai servizi,
informazione diffusa e soprattutto rispetto delle persone.

Il punto non è moltiplicare le ricorrenze, ma costruire una presenza
continua di questi temi nella vita della città. Il 17 maggio deve essere
un momento pubblico forte, ma non isolato. Pensiamo a un calendario
diffuso durante l’anno che coinvolga scuole, biblioteche, spazi
culturali, associazioni e realtà del territorio in cui ci siano momenti
di confronto, non solo celebrazioni. Ci sono date importanti — come il
Pride Month o la giornata della memoria trans — ma ciò che conta davvero
è che il Comune contribuisca a rendere visibili le persone e le loro
storie, contrastando l’idea che questi temi siano “di nicchia”. Una
città inclusiva non si accende un giorno all’anno: si costruisce tutti i
giorni.

Il Comune deve esserci. Con il gonfalone, con una rappresentanza
istituzionale, senza ambiguità. Perché stare fuori significa mandare un
messaggio preciso e noi vogliamo mandarne un altro: Pistoia non è una
città ostile.

Il linguaggio non è un dettaglio: è sostanza. Un Comune che parla in
modo inclusivo è un Comune che riconosce le persone. Per questo
lavoreremo su modulistica e comunicazione, assicurando una adeguata
formazione del personale. Non per “moda”, ma per rispetto.

Su questo voglio essere netto: siamo assolutamente e convintamente
favorevoli. Il matrimonio egualitario e il pieno riconoscimento delle
famiglie omogenitoriali sono una questione di uguaglianza, non di
opinione. Oggi in Italia esiste una disparità evidente che crea
insicurezza giuridica e, soprattutto, colpisce le bambine e i bambini.
Un Comune non può cambiare da solo la legge nazionale, ma può
intervenire in molti modi: prendere una posizione pubblica, sostenere
ogni iniziativa che va in quella direzione e agire in modo coerente nei
propri atti amministrativi. Per noi non esistono famiglie di serie A e
di serie B.

Purtroppo bisogna essere onesti e ricordare che la normativa nazionale
non ci aiuta. Ma questo non può essere una scusa per non fare nulla. I
Comuni possono e devono assumersi responsabilità politiche anche quando
il quadro normativo è arretrato. Noi siamo favorevoli a strumenti che
riconoscano tutte le famiglie, perché i diritti non possono dipendere
dalla forma giuridica che lo Stato decide di riconoscere o meno.

Se sono le più discriminate, allora devono essere al centro delle
politiche, non ai margini. Qui serve un cambio di approccio: non parlare
“di” queste persone, ma costruire politiche “con” loro attraverso
momenti strutturati di ascolto reale, collaborazione stabile con
associazioni e realtà competenti e servizi comunali capaci di accogliere
senza creare ulteriori ostacoli. Per le persone T, in particolare, è
fondamentale evitare che ogni passaggio — sanitario, burocratico,
sociale — diventi un percorso a ostacoli. Per le famiglie arcobaleno, il
punto è semplice: riconoscimento, rispetto, normalità. Il Comune deve
essere un luogo che semplifica la vita, non che la complica.

La sicurezza non si costruisce con la paura, ma con relazioni, spazi e
diritti. Una città è sicura quando le persone possono essere sé stesse
senza sentirsi giudicate o minacciate.
Per questo il lavoro da fare è profondo, a partire da scuola e
formazione, per contrastare bullismo e discriminazioni. Anche gli spazi
pubblici devono essere vivi e accessibili, luoghi dove incontrarsi senza
esclusioni. Le istituzioni devono essere presenti, non restare in
silenzio davanti all’odio e ascoltare le nuove generazioni, che troppo
spesso non vengono coinvolte. Questo vale per le persone LGBTQIA+ ma non
solo: riguarda il modello di città. Noi vogliamo una Pistoia che non
chieda alle persone di “adattarsi”, ma che sia capace di accogliere le
differenze come una ricchezza.

PISTOIA

candidat* consiglier* che sostengono la campagna
(in aggiornamento)

hai domandE da fare alle persone candidate?
SCRIVI A
PRATO-PISTOIA@ARCIGAY.it

DOMANDE DURANTE LE PRIMARIE

01

STEFANIA
NESI

Stefania Nesi è candidata Sindaca alle primarie del Centrosinistra che si terranno il 12 aprile 2026.

Ecco tutte le risposte alle nostre domande.

Pistoia nel 2012 ha orgogliosamente aderito alla Rete RE.A.DY, sotto l’ultima amministrazione di centrosinistra. In quel periodo, Pistoia fu tra i comuni toscani più attivi nella promozione delle finalità della rete. Una delle prime azioni dell’ amministrazione Tomasi fu uscire dalla rete, ebbene, per noi questo è stato un grave errore: un atto di abbandono di fronte a tanti cittadinə che si sentono discriminatə e solə . Se vincessi le prossime amministrative mi impegnerò riportare Pistoia nella rete.

Si è uno strumento fattivo di coinvolgimento proprio dei comuni aderenti alla Rete. Il tavolo oltre ad essere aperto alle realtà cittadine avrà carattere di area e lavorerà insieme alla provincia di Pistoia che già fa parte della rete. Il comune di Pistoia deve riprendersi la sua guida di capoluogo anche nella tutela dei diritti.

Vanno realizzate azioni guidate da una strategia integrata che metta al centro l’ inclusione e la rimozione di steriotipi, l’accessibilità e la formazione specialistica.

In questo senso è fondamentale il coinvolgimento della società della salute. Pistoia deve esercitare la propria leadership nell’Assemblea dei Soci, coordinando le esigenze degli altri comuni della zona per definire obiettivi chiari e quindi allineando le politiche comunali di welfare con le Zone Distretto, rafforzando la coprogettazione con il terzo settore e guidando l’integrazione sociosanitaria per rispondere in modo più mirato ai bisogni specifici del territorio,

nel Piano Integrato di Salute (PIS).

Il comune deve facilitare quelle azioni atte ad abbattere le barriere che spesso allontanano le persone LGBTQIA+ dai percorsi di cura per timore di pregiudizi.

Uno strumento fattivo in questo senso è l’attivazione di uno sportello di supporto psicologico per contrastare il cosiddetto minority stress, ovvero lo stress cronico causato da discriminazione e stigma sociale di cui è vittima spesso una fascia giovane della popolazione.

Se sarò sindaca agirò in questo senso anche all’ interno della Conferenza Zonale dell’ istruzione supportando progetti volti all’ educazione all’affettività e al rispetto delle differenze per prevenire il bullismo di ogni tipo e quindi anche omolesbobitransfobico.

In sintesi ritengo che l’interazione costante con la società civile e le istituzioni territoriali sia l’unico modo per garantire che i diritti non restino solo sulla carta, ma si trasformino in una reale qualità della vita per ogni individuo è quindi compito di ogni buona Amministrazione favori questi processi.

Una volta istituto tavolo di anti-discriminazione si potranno individuare le azioni fattive: giugno è il mese dell’ orgoglio. Pistoia è stata la capitale della cultura e attualmente è la capitale del libro, possiamo sinergicamente individuare delle azioni come rassegne cinematografiche all’aperto, presentazioni di libri a tema e mostre fotografiche. Il comune non deve essere unico promotore ma deve favorire e coordinare queste azioni.

Serenamente e semplicemente Si.

Si, aderire alla rete ready non deve essere solo un atto formale ma sostanziale.

Famiglia è dove c’è amore e rispetto.

Nel nostro Comune vivono famiglie omogenitoriali queste persone sono Pistoiesi, voglio essere la sindaca di tuttə , quindi per me non ci possono essere distinzioni tra i cittadini, del resto la giurisprudenza nazionale ed europea sta andando in questo senso, dando sostegno ad amministratori che, come me, fondano la propria visione su un principio di uguaglianza sostanziale e sul riconoscimento della realtà sociale scevra dal pregiudizio: la dignità della persona e il legame affettivo come nucleo fondante della famiglia deve ritornare ad essere tema centrale.

Sarei assolutamente disponibile a procedere al riconoscimento come atto di civiltà e volontà politica. Tuttavia, dobbiamo essere onesti: oggi la legge italiana e le recenti sentenze delle Sezioni Unite non lo permettono, equiparando la trascrizione a una violazione dell’ordine pubblico. La recente norma sul ‘reato universale’ complica ulteriormente il quadro. Quella dei Sindaci è una battaglia di principio, ma per dare diritti reali a questi bambini serve un intervento legislativo che oggi manca.

Per questo motivo, l’ adesione alla Rete READY dovrà essere sostanziale: ci impegneremo attivamente nel contrasto alle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere.

Il nostro percorso partirà da un principio fondamentale: l’ascolto. Non si possono costruire tutele efficaci senza il confronto diretto con chi vive queste realtà quotidianamente. Per questo, il primo passo concreto sarà l’apertura al dialogo con l’associazione “Famiglie Arcobaleno”, per comprenderne a fondo le necessità e capire come trasformare le loro istanze in azioni amministrative precise.

Ai grandi proclami preferisco favorire piccoli spazi di ascolto diffusi. L’idea è creare dei punti di riferimento nei quartieri con l’ aiuto anche dei circoli dove i giovani possano incontrarsi e confrontarsi.

Uno sportello che offra supporto non solo per le tematiche LGBTQIA+, ma per tutto ciò che riguarda il disagio giovanile, l’orientamento al lavoro e l’inclusione sociale.

Il comune deve fare da regia, ad esempio, lavorando con le scuole e le realtà locali non per fare “ideologia”, ma per promuovere il rispetto reciproco. Organizzare, come si diceva prima, laboratori sulla cittadinanza attiva e sulla prevenzione del bullismo. L’obiettivo è far sì che Pistoia sia una città dove la gentilezza diventi la norma e dove ogni ragazzo possa crescere senza sentirsi “diverso” o isolato.

In sintesi migliorare i servizi e fare in modo che ogni cittadino, dai più giovani ai più fragili, possa sentire che il Comune è un alleato discreto ma presente. Una Pistoia che si prenda cura di tuttə.

PISTOIA